Il Chianti “Brolio” Ricasoli

Dunque,

eccomi qui questa sera davanti a questa bottiglia di buon Chianti, acquistata a Pistoia, in una splendida enoteca indicatami dal buon Maurizio (Tuco per gli amici).

Bella bottiglia. Bella in tutti i sensi, gradevole nell’aspetto e nel contenuto. Butto là quello che mi è venuto in mente bevendola.

Elegante nel boquet. Viole a profusione. Ingresso semplice e agevole. Molte spezie, a me è sembrato sentore di pepe bianco, ma io ci capisco q.b. Tannini giusti, non troppo robusti. Finale gradevolmente amaro ma vellutato quanto basta. Che dire. Finalmente Chianti.

Insomma elegantissimo, ma stile retrò, col frac. Non è come il dolcetto del post precedente, che è elegante ma spigliato. Questo è elegante ma classico. Non fa l’occhiolino. Indi, ha bisogno di un “accompagnamento” adeguato. Sennò sarebbe come andare a cena dal Barone Ricasoli con lo smoking e le scarpe da tennis. Cazzarola: non siamo in USA, dove la cravatta a righe la mettono con la camicia scura a scacchettoni. Indi, a mio parere, carne. Carne rossa. Non indugiate, questo è il vino per una bistecca ai ferri, una buona tagliata, un filetto (da ricconi oramai). Non è “potente” come un primitivo , ma richiede un qualcosa di bisteccoso. Oppure, al limite, del salame felino poco grasso. Però la bistecca….ahh. Con un po’ di olietto extra vergine piccantino. Lì sì. Non riuscirei a trovargli un accostamento diverso. Da solo, “stringe” troppo. Con la pasta è sprecato. Ma la bistecca…fiorentina o marchigiana (le migliori che abbiamo in italia) che sia…è lì la ragion d’essere di questo vino. Parere mio.

Il Dolcetto di Diano

Diciamolo

subito: io non son un grande intenditore di vini. Ho solamente i miei gusti e conoscenze abbastanza spannometriche, acquisite soprattutto ascoltando e cercando di seguire i consigli di chi ne sapeva (e ne sa) più di me.

Il buon Francesco Annibali ha avuto la pensata del “wine buyer” (http://yourpersonalwinebuyer.wordpress.com) . Idea assolutamente azzeccatissima, a mio parere, perché i prodotti oggi disponibili sono davvero tanti, gli stili anche, e la sòla (leggasi: la fregatura) è sempre dietro l’angolo. Egli è Sommelier Extraordinaire, non solo a paroloni, ma a fatti concreti, indi, se la selezione la fa LUI, vordì che è fatta bé.

Se c’è una persona che ha passione per il vino, beh questo è Francesco. Lo si legge nei suoi scritti, precisi ma non pignoli,  lo si vede dallo sguardo quando parla appassionatamente (ma mai acriticamente) di un qualche prodotto enologico che l’ha colpito. Poi tra noi ci scappa di parlarne in un linguaggio misto fra l’italiano forbito e il civitanovese pesciarolo, il che rende il tutto interessante.

Bene, sono stato alla prima degustazione da lui organizzata, e ho scovato il prodotto nella foto. Qui il link:  http://yourpersonalwinebuyer.wordpress.com/2010/01/27/dolcetto-diano-dalba-savigliano/

Allora, a me è piaciuto da morire. Preso un cartone ieri, ne ho già consumato due bottiglie: una ieri sera sa solo (eh…) e un’altra l’ho condivisa con la mia famiglia a pranzo.

Il tutto-pasto che non ti aspetti; elegantissimo, ma coi jeans. Sta bene quasi con tutto dappertutto, il boquet di fiori, il sapore indefinibilmente piacevole e fresco, una bocca “piena” ma che va giù liscia…che meraviglia questo rosso! In tavola non dura mai a lungo.

Succede solo da McItaly

Ecco

qui di fianco gli splendidi e splendenti prodotti Made in Italy di McDonald’s. Asiago DOP, carne italiana, crema di carciofi italiani. Che poi stò DOP riservasse splendide sorprese non lo sapevo, indi può benissimo essere carne di bovini cresciuti in Francia e macellati in Italia,  e crema fatta con carciofi cinesi. Anche qui c’è veramente da chiedersi: cosa diamine stiamo combinando?

Veniamo allo splendore: il McItaly.

Che dire … l’aspetto è quello che è. Il sapore…anche, nel senso che è veramente loffio. Questo mi conferma quello che immaginavo da tempo: senza aromi/trucchi vari, la roba di mcDonald’s non sa davvero di NIENTE. Questo panino ne è la prova ennesima, come se ce ne sarebbe bisogno. Hanno dovuto buttarci dentro la poltiglia di carciofi per dare un minimo di senso ad un prodotto veramente insulso. Appena più fresca l’insalata, senza sapore, né odore, l’Asiago.

Mi sconfinfera fino ad un certo punto il beneplacito del governo italiano tramite il ministro Zaia. Sì ci sono i $oldi di mezzo, vabbeh. E il blablabla che gli “agricoltori italiani così vendono”. Ma quali agricoltori?? Io direi i TRASFORMATORI italiani, gli importatori di carne, latte e verdure. Insomma, aziende più verso il finanziario che di produzione vera e propria. Esempio allucinante: la bresaola della Valtellina:


Eccola qua nell’insalata “McItaly” con bresaola IGP, scaglie di parmigiano e insalata. Ebbene, la carne di bresaola è carne di Zebù brasiliano (!). Il parmigiano si spera che sia fatto con latte italiano, ma potrebbe benissimo essere latte d’oltralpe. Oddio, il sapore di questa insalata era quasi decente.

Indecente l’olio “Bertolli Extra Vergine”, che in questo caso potrebbe essere prodotto benissimo (e ci scommetto) con olive spagnole o greche o tunisine. Il marchio Bertolli è di Unilever, il che è tutto dire, oramai.

Insomma, dell’Italia c’è rimasto lo scheletro produttivo. Gli industrial-trasformatori si possono spellare le mani a mettere stò “made in Italy” dappertutto. Il prodotto locale vero è qualitativamente imbattibile. Non capisco perché bisogna dare tutti gli aiuti e i beneplaciti a queste realtà industriali così squalliducce, che oramai mantengono solo marchi vuoti, senza significato.

Deprime,comunque, vedere il McDonald’s della mia piccola città completamente pieno il Sabato sera.

La Diplomatica di Sabri


Su richiesta
della Sabri, pubblico qui una ricettella semplice-semplice per una crema “diplomatica” (erroneamente detta anche “crema Chantilly”) ,proteica e ipocolesterolica (1 solo uovo).
Se volete semplicemente una “crema” più classica, è sufficente omettere gli albumi.
Ingredienti:
500 ml di latte (quello che volete, io l’ho usato scremato ed è riuscita benissimo)
75 gr farina
25 gr amido di mais (Maizena) oppure fecola di patate
125 gr zucchero
1 uovo intero
5 albumi d’uovo
scorzettina di limone intera (se piace)

Procedimento: per una riuscita perfetta, si procede mescolando con un cucchiaio di legno in una terrina  tutte le “polveri” (farina+amido+zucchero) – se siete pignoli potete passare tutto al setaccio – insieme all’uovo. Appena il tutto indurisce, versate il latte (possibilmente freddo) “a filo” nel composto, mescolando bene col cucchiaio, in senso rotatorio, con movimento ampio e possibilmente senza fermarsi. Versatene poco alla volta, fino a sciogliere bene il tutto. Dovrà uscire fuori un liquido appena più denso del latte.
Mettelo in un pentolino inox con un bel fondo spesso, aggiungete la scorza di limone, e a fuoco basso, iniziate a mescolare lentamente, senza fermarvi, col cucchiaio di legno, sempre con movimenti ampi e sempre nella stessa direzione. Dopo un 5/6 minuti (vi sembreranno un’eternità – la cucina addestra la pazienza, ricordatelo) gli amidi cominceranno ad addensare il composto: iniziate quindi a mescolare più velocemente e con più vigore la crema, per far sì che non si attacchi e che non faccia “pallocche”. Fatela bollire 3 minuti, sempre mescolando,  e avrete una crema pasticcera densa e vellutata. Togliete dal fuoco e lasciatela riposare.
A questo punto potete semplicemente rimuovere la scorza di limone, farla freddare a temperatura ambiente e utilizzarla così com’è. E’ buona anche in una coppa “al cucchiaio” con due lingue di gatto (non il felino, i biscottini), fresca di frigorifero o a temperatura ambiente.
Se preferite “alleggerirla” di consistenza e fare una – erroneamente detta-  ”Chantilly” (che si chiama crema diplomatica in realtà)  per riempire dei bigné o farcire una torta, invece della panna è interessante utilizzare gli albumi.
Semplicemente, montate con la frusta, a mano o elettrica, 5 albumi d’uovo “a neve”. E’ importante montarli bene, devono incorporare molta aria. A metà “montaggio” aggiungete un pizzico di sale (un pizzico appena!). Attendete che la crema, che avete tolto dal fuoco prima, sia tiepida. Non deve “fumare”, dev’essere tiepida o appena calda.
In una terrina capiente, versate un quarto della crema e un quarto degli albumi d’uovo, e mescolateli DELICATAMENTE col solito cucchiaio di legno. Quando saranno bel “lisci”, aggiungete il resto della crema e degli albumi montati a neve, sempre un quarto alla volta, e sempre mescolando delicatamente, per non far “smontare” gli albumi.
La crema così ottenuta è una crema “diplomatica” molto leggera, senza panna, con un contenuto di grassi irrisorio, molto proteica e nutriente. Strepitosa per il millefoglie, direi.
Sempre a  crema fredda, potete aromatizzare con un cucchiaio o due di rhum, oppure del whisky (non torbato!), se vi piace un sapore più “ruvido” . Basta miscelarli, con l’aiuto di un cucchiaio, nella crema, mescolando delicatamente, lentamente  e a lungo.