Dunque,

eccomi qui questa sera davanti a questa bottiglia di buon Chianti, acquistata a Pistoia, in una splendida enoteca indicatami dal buon Maurizio (Tuco per gli amici).

Bella bottiglia. Bella in tutti i sensi, gradevole nell’aspetto e nel contenuto. Butto là quello che mi è venuto in mente bevendola.

Elegante nel boquet. Viole a profusione. Ingresso semplice e agevole. Molte spezie, a me è sembrato sentore di pepe bianco, ma io ci capisco q.b. Tannini giusti, non troppo robusti. Finale gradevolmente amaro ma vellutato quanto basta. Che dire. Finalmente Chianti.

Insomma elegantissimo, ma stile retrò, col frac. Non è come il dolcetto del post precedente, che è elegante ma spigliato. Questo è elegante ma classico. Non fa l’occhiolino. Indi, ha bisogno di un “accompagnamento” adeguato. Sennò sarebbe come andare a cena dal Barone Ricasoli con lo smoking e le scarpe da tennis. Cazzarola: non siamo in USA, dove la cravatta a righe la mettono con la camicia scura a scacchettoni. Indi, a mio parere, carne. Carne rossa. Non indugiate, questo è il vino per una bistecca ai ferri, una buona tagliata, un filetto (da ricconi oramai). Non è “potente” come un primitivo , ma richiede un qualcosa di bisteccoso. Oppure, al limite, del salame felino poco grasso. Però la bistecca….ahh. Con un po’ di olietto extra vergine piccantino. Lì sì. Non riuscirei a trovargli un accostamento diverso. Da solo, “stringe” troppo. Con la pasta è sprecato. Ma la bistecca…fiorentina o marchigiana (le migliori che abbiamo in italia) che sia…è lì la ragion d’essere di questo vino. Parere mio.