Era molto tempo
che agognavo ad un Chianti “come si deve”. L’ottimo “Brolio” acquistato a Pistoia insieme al buon Maurizio, mi aveva già, come dire, sfagiolato abbastanza. Buon prodotto, decisamente superiore al “base” in vendita un po’ ovunque.
Qui però ci troviamo di fronte ad un Peso Massimo. Giù il cappello: il Chianti “Pacina” è un grandissimo vino. Pieno di sapori e profumi forti, ma tipici, seppur con un grado alcolico di tutto rispetto (14,5!). Adesso, non posso disperdermi troppo in descrizioni che non mi competono, visto il mio livello totalmente amatoriale, comunque io ci ho trovato moltissimo sentore di viole al naso, poi un ingresso piuttosto morbido, progressione strepitosa e finale stretto, tannico, asciuttissimo. Ma mai disarmonico. Per questa cena, che avevo progettato da farsi in due, ho optato per piatti tipicamente Toscani, con una strizzata d’occhio alle Marche.
Una splendida costata di manzo marchigiano “5 erre”, cotta al sangue, una zuppa di legumi alla fiorentina, olio, due schiacciatine di pane arabo, pecorino Senese col miele dell’ITAS Macerata per finire. Tutto eccellente. Inutile sottolineare che questo Chianti si armonizza in modo splendido con la costata, ulteriormente impreziosita dal mio Extravergine, del quale vado fiero. I sapori italiani rimangono tra i migliori del mondo. Poco da aggiungere.
Un sentito grazie al “winebuyer” Francesco Annibali, che continua a proporci vini di gran pregio a prezzi contenutissimi (15€ circa, per questo splendore, vorrei vedere il prezzo di un vino simile alla carta di un medio ristorante, almeno il doppio-triplo).
