Archive for February, 2010

Il Paschinamisù alla menta e cioccolato

Ieri sera

mi sono cimentato nella realizzazione di questa ricetta del buon Andrea Paschina. Chiamarlo “tiramisù” mi sembrava un tantino eccessivo, stante che il “coso” ne abbia la forma e la tipologia dolciaria.

La realizzazione è semplicissima: si fa una crema di yogurt di consistenza adatta, mescolando un prodotto tipo 500g di yogurt FAGE 2% con un vasetto (125g) di yogurt bianco qualsiasi, la si aromatizza con dello sciroppo di menta, e si “fa” il tiramisù al solito modo, strato di pavesini, crema, strato, crema, strato, crema e spolverata di cacao dolce sopra.

L’idea è buona ed il “coso” è buono. Io l’ho fatto più ghiotto e calorico mescolando 70gr di gocce di cioccolato fondente alla crema di yogurt, che, modestamente, ho fatto tutto in casa, colando 1Kg di yogurt (fatto col latte scremato) fino a portarlo a 600g circa (tolti 400g di acqua).

Sa di After Eight, ricordate però che è un dolce con lo yogurt, indi tende ad acidificare col passare del tempo in frigo, consumatelo in 2gg al max.

E’ molto ma molto saziante, ovviamente.

Nothing’s impossible

Just give me a reason, some kind of sign
I’ll need a miracle to help me this time
I heard what you said, and I feel the same
I know in my heart that I’ll have to change

Even the stars look brighter tonight
Nothing’s impossible
I still believe in love at first sight
Nothing’s impossible

How did we get to be this far apart?
How did we get to be this far apart?
I want to be with you, have something to share
I want to be here, I am not there

Even the stars look brighter tonight
Nothing’s impossible
I still believe in love at first sight
Nothing’s impossible
Even the stars look brighter tonight
Nothing’s impossible
If you believe in love at first sight
Nothing’s impossible

I still believe in love at first sight
Nothing’s impossible


Il Chianti “Brolio” Ricasoli

Dunque,

eccomi qui questa sera davanti a questa bottiglia di buon Chianti, acquistata a Pistoia, in una splendida enoteca indicatami dal buon Maurizio (Tuco per gli amici).

Bella bottiglia. Bella in tutti i sensi, gradevole nell’aspetto e nel contenuto. Butto là quello che mi è venuto in mente bevendola.

Elegante nel boquet. Viole a profusione. Ingresso semplice e agevole. Molte spezie, a me è sembrato sentore di pepe bianco, ma io ci capisco q.b. Tannini giusti, non troppo robusti. Finale gradevolmente amaro ma vellutato quanto basta. Che dire. Finalmente Chianti.

Insomma elegantissimo, ma stile retrò, col frac. Non è come il dolcetto del post precedente, che è elegante ma spigliato. Questo è elegante ma classico. Non fa l’occhiolino. Indi, ha bisogno di un “accompagnamento” adeguato. Sennò sarebbe come andare a cena dal Barone Ricasoli con lo smoking e le scarpe da tennis. Cazzarola: non siamo in USA, dove la cravatta a righe la mettono con la camicia scura a scacchettoni. Indi, a mio parere, carne. Carne rossa. Non indugiate, questo è il vino per una bistecca ai ferri, una buona tagliata, un filetto (da ricconi oramai). Non è “potente” come un primitivo , ma richiede un qualcosa di bisteccoso. Oppure, al limite, del salame felino poco grasso. Però la bistecca….ahh. Con un po’ di olietto extra vergine piccantino. Lì sì. Non riuscirei a trovargli un accostamento diverso. Da solo, “stringe” troppo. Con la pasta è sprecato. Ma la bistecca…fiorentina o marchigiana (le migliori che abbiamo in italia) che sia…è lì la ragion d’essere di questo vino. Parere mio.

Il Dolcetto di Diano

Diciamolo

subito: io non son un grande intenditore di vini. Ho solamente i miei gusti e conoscenze abbastanza spannometriche, acquisite soprattutto ascoltando e cercando di seguire i consigli di chi ne sapeva (e ne sa) più di me.

Il buon Francesco Annibali ha avuto la pensata del “wine buyer” (http://yourpersonalwinebuyer.wordpress.com) . Idea assolutamente azzeccatissima, a mio parere, perché i prodotti oggi disponibili sono davvero tanti, gli stili anche, e la sòla (leggasi: la fregatura) è sempre dietro l’angolo. Egli è Sommelier Extraordinaire, non solo a paroloni, ma a fatti concreti, indi, se la selezione la fa LUI, vordì che è fatta bé.

Se c’è una persona che ha passione per il vino, beh questo è Francesco. Lo si legge nei suoi scritti, precisi ma non pignoli,  lo si vede dallo sguardo quando parla appassionatamente (ma mai acriticamente) di un qualche prodotto enologico che l’ha colpito. Poi tra noi ci scappa di parlarne in un linguaggio misto fra l’italiano forbito e il civitanovese pesciarolo, il che rende il tutto interessante.

Bene, sono stato alla prima degustazione da lui organizzata, e ho scovato il prodotto nella foto. Qui il link:  http://yourpersonalwinebuyer.wordpress.com/2010/01/27/dolcetto-diano-dalba-savigliano/

Allora, a me è piaciuto da morire. Preso un cartone ieri, ne ho già consumato due bottiglie: una ieri sera sa solo (eh…) e un’altra l’ho condivisa con la mia famiglia a pranzo.

Il tutto-pasto che non ti aspetti; elegantissimo, ma coi jeans. Sta bene quasi con tutto dappertutto, il boquet di fiori, il sapore indefinibilmente piacevole e fresco, una bocca “piena” ma che va giù liscia…che meraviglia questo rosso! In tavola non dura mai a lungo.